–35% di consumo energetico in 10 anni grazie a efficientamento e rinnovabili, ma spesa sempre in aumento
(–35% energy consumption in 10 years through efficiency and renewables, but costs keep rising)
Dati reali da un’abitazione privata a Cureglia TI-CH (2007–2026).
Dati reali, un caso studio e una domanda scomoda
Negli ultimi diciannove anni la mia abitazione (abitazione privata a Cureglia) è stata oggetto di interventi progressivi di efficientamento energetico: miglioramento dell’involucro edilizio tramite sostituzione degli infissi con vetri ad alte prestazioni e installazione di un impianto fotovoltaico.
I consumi energetici sono stati monitorati in modo continuo e omogeneo, producendo una serie storica di consumo energetico cumulato annuo (kWh) che copre il periodo 2007–2026.
Il risultato è chiaro e non interpretabile in modo ambiguo: i consumi energetici reali diminuiscono in modo strutturale e stabile nel tempo. Le curve più recenti sono sistematicamente più basse rispetto al passato, con una riduzione evidente dei fabbisogni, in particolare nei mesi invernali e nel consumo totale annuo.
Dal punto di vista tecnico ed energetico, la transizione funziona.
Il paradosso: meno energia, più spesa
A fronte di questa riduzione misurabile dei consumi, si osserva però un dato altrettanto chiaro: l’esborso economico annuo per l’energia continua ad aumentare.
Questo scollamento tra energia consumata (kWh) e costo sostenuto (€) non è episodico né legato a errori di gestione domestica. È un fenomeno strutturale, riconducibile a fattori ben noti:
- aumento del prezzo unitario dell’energia;
- crescita degli oneri fissi e di sistema, indipendenti dai consumi;
- meccanismi tariffari che scaricano sulla bolletta dell’utente finale una parte significativa dei costi di rete, degli incentivi e delle politiche energetiche;
- volatilità dei mercati energetici e meccanismi di prezzo marginale.
Il fotovoltaico riduce l’energia acquistata dalla rete, ma non protegge dal prezzo unitario né dagli oneri fissi, che anzi pesano proporzionalmente di più proprio su chi consuma meno.
Il risultato è un paradosso evidente: l’utente efficiente consuma meno energia ma paga di più.
La domanda chiave
A questo punto la domanda non è più tecnica, ma politica ed economica:
a chi conviene davvero, oggi, questo modello di transizione energetica?
Conviene agli utenti finali? Oppure conviene soprattutto a chi vende, installa, finanzia e gestisce i sistemi incentivati?
A chi conviene oggi la transizione
Senza intenti polemici, ma guardando ai fatti:
- conviene ai produttori e installatori di tecnologie (fotovoltaico, pompe di calore, infissi, sistemi di certificazione);
- conviene al sistema energetico-finanziario, che beneficia di flussi economici stabili garantiti da incentivi e oneri redistribuiti;
- conviene alla politica, che può mostrare risultati quantitativi (impianti installati, target raggiunti) senza riformare in profondità il modello dei prezzi;
- conviene alle strutture ambientaliste istituzionalizzate, che trovano legittimazione, ruolo e risorse all’interno di questo quadro.
Per questi attori la convenienza è diretta, immediata e misurabile.
A chi conviene poco o tardi
L’utente finale, anche quando investe, riduce i consumi e adotta comportamenti virtuosi, ottiene invece un beneficio economico:
- parziale;
- incerto nel tempo;
- fortemente dipendente da decisioni tariffarie e fiscali esterne al suo controllo.
Il caso studio presentato mostra che l’efficienza energetica non si traduce automaticamente in equità economica.
Un equivoco da chiarire
Il problema non sono le energie rinnovabili in sé, né la necessità di ridurre i consumi e le emissioni. Il problema è come queste tecnologie e queste politiche sono integrate nel sistema economico e tariffario.
Oggi una parte rilevante dei costi della transizione non è sostenuta in modo selettivo da chi consuma di più o inquina di più, ma viene redistribuita in modo generalizzato sulle bollette degli utenti.
Questo genera un effetto perverso:
più si è efficienti, più si contribuisce a sostenere un sistema che non premia proporzionalmente l’efficienza.
Ambientalismo e sistema
Esiste infine una distinzione che andrebbe affrontata con onestà:
- l’ambientalismo originario, fondato su sobrietà, riduzione dei flussi e responsabilità;
- l’ambientalismo istituzionale attuale, centrato su installazione, incentivi, contabilizzazione e target.
Questo slittamento non invalida gli obiettivi ambientali, ma ne modifica profondamente gli effetti distributivi, favorendo chi opera nel sistema più di chi riduce realmente i consumi.
Conclusione
I dati mostrano che la transizione energetica, così come oggi strutturata, funziona dal punto di vista tecnico, ma non garantisce automaticamente un beneficio economico per l’utente finale, nemmeno quando questo dimostra con i fatti di consumare meno energia.
La questione non è se fare la transizione, ma come farla, e soprattutto per chi.
Senza una riforma dei meccanismi tariffari e fiscali, il rischio è di erodere la fiducia dei cittadini proprio mentre si chiede loro di investire, cambiare abitudini e assumersi costi anticipati.
Una domanda aperta
Se l’efficienza energetica riduce i consumi ma non protegge l’utente dall’aumento dei costi, e se gli incentivi alle rinnovabili finiscono per pesare sulle bollette degli stessi utenti virtuosi, allora la domanda finale resta aperta:
questa transizione energetica, oggi, a chi conviene davvero?
Dati e grafici sono resi disponibili per favorire una discussione pubblica basata su misure reali, verificabili e replicabili.

Leave a comment